UN'OMBRA SUL FIUME MERRIMACK (Italian Edition)

By Daniela Alibrandi

Crime & mystery, Thriller, Historical fiction

Paperback, eBook

Embed Sample

  • Tall widget
  • Wide widget
  • Mini widget

PREVIEW

Copy & paste the code below into your site or blog!
Copy & paste the code below into your site or blog!
Copy & paste the code below into your site or blog!
X

Reading Options

Font size

Aa Aa X
Back to book


419
4 mins

 

Lei stava pattinando e finalmente riusciva a calibrare la spinta impressa al movimento della gamba con la resistenza opposta dalla lastra ghiacciata. Davanti al suo sguardo si fondeva il grigio chiaro del fiume con quello più scuro del cielo. Era perfino piacevole sentire l’aria gelida sul viso, mentre chiudeva gli occhi e si lasciava trasportare leggera sulla superficie ghiacciata. Più in là la sua amica Jenny stava cercando di fare altrettanto e, a dispetto della sua obesità, riusciva a esprimere leggerezza e agilità. Il silenzio veniva interrotto solo dal ritmico andare dei pattini e, in quella luce tenue e crepuscolare, riuscivano addirittura a guardarsi e a sorridersi di tanto in tanto. Era trascorso quasi tutto l’inverno nel gelo del New England. Ora non era difficile sopportare il freddo meno tagliente, che caratterizzava l’avvicinarsi della primavera nel New Hampshire. 

Più volte le era stato raccomandato di non andare a pattinare sul fiume, dove si erano verificati incidenti mortali, soprattutto alla fine della stagione invernale. Alcuni ragazzi erano stati inghiottiti dal Merrimack e, nel migliore dei casi, i loro corpi erano stati ritrovati, dopo il disgelo, molti chilometri a valle, verso l’Oceano. Lei, invece, aveva preferito dar retta a Jenny e scegliere un posto sul fiume dove, battendo con i pattini la superficie, avevano delimitato un’area apparentemente solida e sicura. Del resto l’unica pista di pattinaggio si trovava dall’altra parte del bosco e veniva ricavata congelando l’acqua di quella che d’estate era una grande piscina. Era facile perdere l’orientamento nella macchia boschiva durante le frequenti tempeste di neve.
─ Jenny, che ne dici sarà ora di andar via?
─ No, ti prego, ancora cinque minuti, promesso! ─ L’amica non era mai felice di rientrare a casa. Vi avrebbe trovato una madre alcolizzata e un patrigno violento. Al contrario Diana sentiva che era proprio il momento di tornare. Da lei c’era il nonno materno, che l’aspettava con ansia, mentre in tutta la casa immaginava si stesse già diffondendo un caldo odore di zuppa e dolci. Decise però di far contenta Jenny, altri cinque minuti non erano poi molto. In quegli ultimi attimi volle tornare con un generoso slancio verso il confine del perimetro che avevano tracciato, un’ultima emozione prima di rientrare. Mentre scivolava leggera sentì un tonfo al di sotto del ghiaccio, frenò e si accorse che in quel punto la lastra era più sottile e stava cedendo. Rabbrividì, restò immobile, ogni movimento poteva esserle fatale. All’improvviso si rese conto che era quasi buio, il ghiaccio sotto i suoi piedi non reggeva e poteva essere trascinata dalla corrente sottostante. Ebbe solo la forza di piegare in avanti la testa e guardare al di sotto della superficie. Come temeva, riusciva a indovinare il movimento dell’acqua e sentì chiaramente che qualcosa urtava la lastra. I suoi occhi dilatati osservarono con attenzione cosa stava accadendo. Era un oggetto, no, una forma scura che veniva trasportata lentamente e ciò che aveva colpito la superficie era, guardando meglio, una mano protesa come a chiedere aiuto! La sagoma scura passava lentamente sotto i suoi piedi e scivolava, lasciando intravedere la forma di una testa e di un corpo gonfio. Se si fosse staccata la lastra lei sarebbe stata inghiottita e rapita da quel cadavere, che l’avrebbe trascinata con sé nella profonda oscurità.
─ Jeeennnny! ─ gridò a squarciagola e iniziò a correre, puntando i pattini sul ghiaccio dove si disegnavano, sotto i suoi colpi, delle sinistre ragnatele.
─ Diana, cosa c’è? ─ chiese l’amica allarmata. Lei non aveva più tempo per parlare, ormai sentiva i piedi bagnarsi di acqua gelida ed era certa di stare per morire sotto i ghiacci del New Hampshire. < > si disse puntando i piedi sempre più avanti << Ancora più svelta per sopravvivere!>>. In lontananza sentiva la voce di Jenny che si era resa conto dell’accaduto. I pattini ormai erano zavorre che l’avrebbero trascinata in fondo, ma costituivano ancora l’unico e ultimo mezzo di salvezza.
─ Jenny, corri, aiutami! ─ l’amica sembrava paralizzata e inebetita, ma si risvegliò di colpo, pattinando a tutta forza verso di lei. Frenò a qualche metro di distanza tendendole le mani. Diana sapeva che Jenny non si sarebbe potuta avvicinare di più o sarebbe stata inghiottita anch’essa. Ancora due o tre passi e avrebbe afferrato la sua mano, ma se il ghiaccio avesse continuato a infrangersi non ce l’avrebbe fatta. Ogni cosa iniziava a sembrarle una realtà a cui lei non sarebbe mai più appartenuta. Quei pochi centimetri erano divenuti una distanza insormontabile, attraverso la quale si sarebbe dissolta la sua giovane esistenza, e si stava sentendo troppo stanca per superarla. La disperazione, il terrore più profondo si impossessarono di lei. L’acqua gelida aveva raggiunto le sue gambe e il loro movimento non rispondeva ai febbrili comandi che lei inviava. La mano di Jenny era lì, ma lei non l’avrebbe mai raggiunta e già si sentiva risucchiare dall’acqua, il suo corpo era ormai proiettato all’indietro e la fine era vicina.
─ Noo Diana, ce la puoi fare! Prendi la mia mano! ─ urlò Jenny disperata, avanzando ancora di un passo. Qualcosa in quel grido lacerante fece sì che Diana muovesse le gambe pietrificate. Sentì che in quel punto la lastra di ghiaccio tornava a essere più solida e finalmente la reggeva. Puntò ancora il pattino, sentì la mano di Jenny che l’afferrava portandola finalmente in salvo. Era esausta e Jenny la trascinò come un sacco sul ghiaccio fino alla riva del fiume. L’acqua gelida sembrava aver raggiunto anche le sue ossa. Prese a tremare come una foglia.
─ Accidenti a te Diana, lo sapevi che lì era il limite sicuro! ─ Diana stava pian piano riprendendo fiato, ormai sedevano sulla terra ferma e potevano sfilare i pattini. Jenny tolse i suoi e poi iniziò a toglierli anche all’amica, che sembrava non poter compiere un singolo movimento.
─ Jenny…─ Diana cercava di articolare le parole, ma ora le sembrava impossibile ragionare in inglese, una lingua che non le apparteneva. Si sforzò e tradusse ciò che doveva raccontare.
─ Jenny, non crederai mai a ciò che ho visto! ─ L’amica le stava infilando i doposci che sotto la suola montavano le utilissime racchette da neve, e stava faticando non poco.
─ Cosa avrai mai visto? Forse la morte che ti sedeva vicino? ─ Cercò di scherzare.
─ No!─ esclamò Diana ─ ho visto un corpo passare sotto la lastra di ghiaccio! Era un corpo….─ aveva paura anche a pronunciare la parola ─ … morto e gonfio! Dobbiamo dirlo a mia madre, dobbiamo chiamare la polizia! ─ Jenny spalancò la bocca e si sedette sfinita.
─ É quasi notte Diana, chissà cosa avrai mai visto con il terrore che avevi addosso! Vuoi dirlo a tutti, ma sei scema? Stavamo pattinando dove ci è stato proibito di farlo, se questo arrivasse alle orecchie del mio patrigno mi ammazzerebbe di botte! No io non dirò mai che ero qui con te, tutti ti crederanno una bugiarda o peggio, una matta.
Diana sapeva che l’amica aveva ragione. Anche a lei sarebbe stato poi proibito di uscire, proprio ora che iniziava la primavera e mancava così poco al suo rientro in Italia. Jenny la guardò in modo fermo:
─ Credimi, questo posto lo conosco bene, ci sono nata, qui tutti scorgono ciò che è consentito vedere. Dammi retta è molto meglio che dimentichi ciò che hai visto, se lo hai visto. Finiamola qui con questa storia e torniamo a casa o congelerai. ─ Era vero, meglio riscaldarsi per non morire congelata.

                                            ***
Non mi guardare ancora con quegli occhi sbarrati! Non provo pietà e tu dovresti saperlo. Ti dimenavi troppo, mentre scivolavi nell’acqua gelida. Avevo il potere in quel momento sulla tua vita insignificante e tu non capirai mai quale sia la sferzata che attraversa la mente e le membra di chi uccide. La tua mano in cerca di salvezza, i tuoi occhi senza coraggio davanti alla morte. Non era la prima vota che toglievo la vita, ma non illuderti che lo abbia fatto per te. Stavolta ho ucciso solo per i suoi occhi azzurri…


Login
admin

iAuthor

Just now

Make your presence felt. Be the first to post!

    1463861044 social-instagram-new-square1 Io6eZONw-01 Add to footer
Sitemap | Terms & Conditions
Privacy & Data

© 2020 iAuthor Ltd
Design: Splash | Web: MWW
 BAI logo smaller